Personale

Padre

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Papà quant’è doce sta parola…

Egotico,
carismatico ed egoista,
o per lo meno,
mi hanno definito così.

Mi viene da ridere,
sogghigno nervosamente:
queste parole stanno per prendere vita.

Tutti hanno preteso,
tutti hanno preteso un Giovanni Rito che non sono,
ma l’ho permesso,
e ne sono colpevole.

Mamma se leggi,
non voglio che tu pianga,
non c’entri.

Tuo marito,
o ciò che resta di Lui,
Quel papà mio,
è il responsabile,
e questa lettera è per lui!

Caro Papà,
ti è mai passato per la mente
di instaurare un rapporto cordiale tra noi?

Non tra pari,
figuriamoci,
per te sarebbe privo di senso,
intendo un semplice rapporto padre-figlio.

Forse ti sfugge il significato
di questo singolare tipo di relazione,
ma nelle famiglie normali,
padre e figlio condividono esperienze,
sono l’uno l’orgoglio dell’altro,
provano affetto reciproco.

L’hai mai ritenuto possibile?

Probabilmente no,
sei così chiuso nella convinzione di essere una divinità,
da considerare gli altri miseri schiavi,
utili solo per ergere templi in tuo onore.

Non importa quanto sangue viene versato,
nessuno è degno della tua considerazione.

Non l’avrai notato, però,
tra me e gli altri vi è una insulsa,
piccola, futile, differenza: io ero tuo figlio,
Ero solo un bambino,
sono solo un bambino,
ai tuoi occhi stanchi.

Per te,
non è mai stato importante niente,
di tutto quello che facevo per attirare la tua attenzione:
costruivo castelli con i lego,
con la cera pongo li dipingevo,
e con le pentole disturbavo i tuoi delicati timpani
con ritmi primitivi.

L’unica cosa che sapevi dirmi era:
«Si fa a modo Mio»

«No, non ci siamo. Perché ti ostini?»

Certi tuoi discorsi alla tua età,
non li accetto,
sono da perdente,
e tu lo sei diventato per 5 minuti oggi pomeriggio.

Crisi esistenziali?,
L’unica crisi che vedo é il tuo chiuderti dentro,
é farti osannare come Dio.

Ma non demordo e mi ripeto..
Adda passa a nuttata….

e continuo a ripetermi:
continua papà,
prima o poi in qualcosa di buono riuscirai,
e sarò fiero di te.

Ma ho smesso di perdere “tempo” con i fortini,
e ho iniziato a progettare sogni,
ed a imitare i tuoi grandi progetti,
nemmeno ci provo più.

Grazie a te,
non ho avuto una vita sociale sana,
sei contento?

Mamma, al contrario tuo,
era fiera di me,
l’osservo,
e credo che nei suoi sguardi tale considerazione,
non sia cambiata.

Sebbene so che in me lei vede molto di Te…

Non ho mai avuto bisogno di studiare,
in modo esagerato…,
Capivo molto e memorizzavo in fretta:
memoria eidetica l’avevano definita.

Cieco, sordo! Sei…

Ed é privo di senso continuare,
quest’elenco di “inutilità”,
le hai ignorate all’ora,
perché dovrebbe essere diverso oggi?

Grazie a te ho imparato la rabbia,
e il significato di distruggere,
e come vedi ho distrutto tutto.

L’unica cosa che ti lascio sono i vuoti miei…

Ma non mi sono mai arreso,
Almeno non fino ad oggi pomeriggio: ma è troppo tardi,
é morta dentro me la voglia di cambiarti….

Mi autocritico io invece,
perché non sono riuscito,
nell’unica cosa che davvero era importante
esserci stato nei momenti,
in cui un figlio poteva fare la differenza…

Vedendola così,
sono morto anche io,
sono morto senza capire nulla della vita…

Adesso prenditi le responsabilità di nonno almeno,
giacché padre non sei mai stato,
e fai l’unica cosa che ti sto chiedendo di fare:
vai dai tuoi nipoti e trova il tempo di stare con loro…..

Io ormai non potrò più deluderti,
ho deciso di costruire qualcosa,
per l’ultima volta di mio,
una stanza di silenzi,
che diventerà il mausoleo,
del tuo fallimento e del mio..

Ciao papà,
mi dispiace di non essere riuscito a farti capire niente,
credo che se tu non mi hai mai visto disperato
rileggimi ora che son padre anche io è capirai…

Della mia vita decisa da Dio,
me ne vado inutilmente,
fra le braccia di Morfeo…

Mentre ora le lacrime
increspano il foglio
che lentamente volteggia verso il pavimento.

Giovanni Rito Russo

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