" Tepore di Casa "

Il primo giorno del mese di marzo,
sta schiudendo la porta ad una nuova alba,
arriveranno a breve le idi di marzo
e con loro moriranno i miei sogni…

Rinchiuso nel vicolo stretto del mio studio,
cerco di far poco rumore,
ma il cuor mi schiaccia prepotentemente fuori,
un drappo intero di pensieri.

Conto sulle dita i miei anni,
e capisco che la conta a breve si fermerà a 35,
e molte cose che dovevo fare,
restano mute e impossibili.

Non ricordo cosa sia poesia per me,
senza aver provato questa sensazione,
di malessere e gioia, umiltà e pianti…

Quei passi in poesia,
come scrivere,
perché farlo,
capire cosa provi ora,
nel regalare considerazioni mie,
a quei cuori che sanno leggermi.

Sono divenuto padre,
lo capisco dalle ore perse del dormire,
dagli sguardi di un respiro che prima non c’era…

Mio figlio,
un anima che faticherà a capirmi lo so…

Ma io ho ben chiaro l'idea,
che su di lui non avrò mai paure,
ma solo ambizioni,
e come ogni genitori lo farò quasi meravigliandomi.

Non so,
ho troppi drammi interni,
ho troppa luce artificiale intorno a me,
che mi regala il mondo,
fatto di una vita lavorativa monotona
a volte per esser calmo.

Ora anche,
che dovrei lasciar andare le parole
cosi come vengono,
ora che cerco di trovare quei termini,
che diano un senso di cultura che non ho,
rendo gelidi sentimenti
che in me assumono il calore di un arcobaleno.

GRR...